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Il ruolo delle emozioni nell'apprendimento

Quando pensiamo all'apprendimento, tendiamo a concentrarci soprattutto sulla parte "razionale": spiegazioni, esercizi, memoria, attenzione e valutazioni.

Ma imparare non è un processo esclusivamente cognitivo.

Le emozioni fanno parte dell'esperienza di ogni studente e possono influenzare profondamente il modo in cui una persona presta attenzione, affronta una difficoltà e ricorda ciò che ha imparato.

Non impariamo con la sola ragione

Immaginiamo due lezioni.

Nella prima, l'insegnante spiega un argomento in modo corretto e completo, ma gli studenti lo percepiscono come noioso e completamente scollegato dai loro interessi.

Nella seconda, lo stesso argomento viene introdotto attraverso un problema curioso, una storia o una situazione che suscita una domanda: "Come è possibile che succeda una cosa del genere?"

Il contenuto può essere praticamente identico. L'esperienza dello studente, però, è completamente diversa.

La curiosità, la sorpresa, il divertimento e persino la frustrazione possono influenzare il modo in cui affrontiamo un'attività e quanto siamo disposti a dedicarle attenzione.

La curiosità è una potente alleata

Una delle emozioni più interessanti per l'apprendimento è la curiosità.

Quando vogliamo conoscere la risposta a una domanda, la nostra attenzione viene naturalmente attirata verso le informazioni che possono aiutarci a trovarla.

Per questo può essere utile non spiegare immediatamente tutto.

Un insegnante può iniziare una lezione con un problema, una domanda apparentemente semplice oppure un fenomeno difficile da spiegare.

"Secondo voi, perché questo programma produce questo risultato?"

"Come potrebbe essere possibile che un computer faccia questo?"

Prima ancora di fornire la soluzione, abbiamo creato una ragione per volerla scoprire.

Anche la sorpresa può aiutare

Un elemento inatteso può catturare l'attenzione.

Pensiamo a un esperimento scientifico, a un risultato apparentemente impossibile o a un programma che produce un output completamente diverso da quello previsto.

La sorpresa crea una sorta di "rottura" rispetto alle aspettative.

A quel punto lo studente vuole capire cosa sia successo.

Questo principio è particolarmente interessante nell'insegnamento dell'informatica: mostrare prima il comportamento inatteso di un programma può essere un modo efficace per introdurre il concetto che lo spiega.

Emozioni positive, ma non solo

Potremmo pensare che per imparare bene sia necessario essere sempre felici e divertiti.

Non è così.

Anche emozioni come la frustrazione possono avere un ruolo nell'apprendimento, purché rimangano entro livelli gestibili.

Affrontare un problema difficile e riuscire finalmente a risolverlo può essere molto gratificante proprio perché è stato necessario superare una difficoltà.

Il problema nasce quando la frustrazione diventa troppo intensa e lo studente conclude che continuare non abbia senso.

La sfida dell'insegnante è quindi trovare un equilibrio: abbastanza difficoltà da rendere l'apprendimento significativo, ma non così tanta da far percepire il compito come impossibile.

La paura può bloccare l'apprendimento

Non tutte le emozioni favoriscono l'apprendimento.

La paura di essere giudicati, di sbagliare davanti ai compagni o di ricevere una valutazione negativa può portare uno studente a evitare di partecipare.

In una classe in cui ogni errore viene vissuto come una minaccia, gli studenti possono concentrarsi più sul non sbagliare che sul capire.

Questo è uno dei motivi per cui è importante creare una cultura dell'errore.

Se lo studente sa che può tentare, sbagliare, ricevere un feedback e riprovare, l'errore può diventare parte del processo invece di rappresentare una minaccia.

Il ricordo è legato alle emozioni

Le emozioni possono influenzare anche ciò che ricordiamo.

Probabilmente tutti abbiamo qualche ricordo particolarmente vivido legato alla scuola: una lezione divertente, un insegnante che ci ha colpito, un esperimento sorprendente oppure una situazione imbarazzante.

Questo non significa che tutto ciò che è emozionante venga automaticamente ricordato meglio.

Significa piuttosto che l'apprendimento avviene all'interno di un'esperienza nella quale emozioni e processi cognitivi interagiscono.

Una lezione che suscita curiosità o sorpresa può quindi lasciare una traccia diversa rispetto a una lezione vissuta come completamente passiva.

L'insegnante non deve diventare un intrattenitore

Riconoscere il ruolo delle emozioni non significa trasformare ogni lezione in uno spettacolo.

Un insegnante non deve necessariamente far ridere gli studenti, utilizzare giochi continuamente o cercare di rendere ogni minuto "divertente".

L'obiettivo è più semplice: creare condizioni nelle quali gli studenti abbiano una ragione per prestare attenzione e sentirsi coinvolti in ciò che stanno facendo.

A volte può essere una storia.

A volte una domanda.

A volte una sfida difficile.

A volte semplicemente la soddisfazione di aver finalmente capito qualcosa che sembrava incomprensibile.

La gamification e le emozioni

La gamification può essere particolarmente interessante proprio perché introduce deliberatamente alcuni elementi capaci di generare coinvolgimento emotivo.

Una missione può creare curiosità.

Una sfida può generare tensione.

Un livello raggiunto può dare soddisfazione.

Un errore può diventare un'occasione per riprovare.

Un obiettivo condiviso può creare un senso di appartenenza.

Ma anche in questo caso bisogna evitare di confondere emozione e divertimento.

Una buona gamification non deve necessariamente far ridere lo studente. Deve cercare di rendere l'esperienza significativa, coinvolgente e motivante.

Imparare deve significare qualcosa

Forse uno degli aspetti più importanti delle emozioni nell'apprendimento è proprio questo: raramente ricordiamo soltanto le informazioni.

Ricordiamo anche come ci siamo sentiti mentre le stavamo imparando.

Per questo una buona didattica non dovrebbe occuparsi soltanto di cosa insegnare, ma anche di come far vivere quell'esperienza agli studenti.

La conoscenza può essere trasmessa attraverso una spiegazione.

Ma curiosità, soddisfazione, sorpresa e senso di conquista possono trasformare quella conoscenza in qualcosa che lo studente sente realmente come proprio.

Perché imparare non significa soltanto capire qualcosa. Significa anche avere una ragione per volerlo capire.