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Perché gli studenti hanno paura di sbagliare? Creare una cultura dell'errore

Sbagliare è una parte inevitabile dell'apprendimento. Eppure, molti studenti vivono l'errore come qualcosa da evitare a tutti i costi.

Alzano raramente la mano quando non sono sicuri della risposta, preferiscono non partecipare piuttosto che rischiare di sbagliare e, davanti a un esercizio difficile, possono arrivare a pensare: "Non sono capace."

Ma perché l'errore può fare così paura?

L'errore come giudizio

Uno dei problemi principali è che gli studenti possono percepire l'errore non semplicemente come una risposta sbagliata, ma come un giudizio sulle proprie capacità.

"Ho sbagliato questo esercizio" può trasformarsi facilmente in "Non sono bravo in questa materia."

Questo è particolarmente problematico quando nella classe si crea la sensazione che essere intelligenti significhi riuscire immediatamente a risolvere un problema. In un ambiente del genere, ammettere di non sapere qualcosa può diventare difficile.

La paura dell'errore può quindi portare a un comportamento paradossale: proprio gli studenti che avrebbero maggiormente bisogno di esercitarsi sono quelli che rischiano di partecipare meno.

L'errore è informazione

Dal punto di vista dell'apprendimento, però, un errore può essere estremamente utile.

Se uno studente sbaglia un esercizio di programmazione, ad esempio, l'errore può mostrare che non ha ancora compreso un determinato concetto, che sta utilizzando una strategia inefficace o che deve prestare attenzione a un particolare aspetto del problema.

L'errore fornisce quindi informazioni sul punto in cui si trova lo studente nel proprio percorso.

In questo senso, "sbagliare" non significa necessariamente "fallire". Può significare semplicemente aver scoperto qualcosa che ancora non funziona.

Creare una cultura dell'errore

Il ruolo dell'insegnante è fondamentale nel determinare il significato che l'errore assume all'interno della classe.

Se ogni errore viene accolto con sarcasmo, giudizi o imbarazzo, gli studenti impareranno rapidamente a nasconderlo.

Se invece l'insegnante analizza l'errore e chiede "Perché pensavi che questa fosse la risposta?", l'attenzione si sposta dal risultato al ragionamento.

L'obiettivo non è dire agli studenti che "sbagliare è bello" o evitare qualsiasi conseguenza dell'errore. È insegnare loro che l'errore può essere analizzato e utilizzato per migliorare.

L'insegnante può sbagliare

Un modo particolarmente efficace per normalizzare l'errore è mostrare che anche l'insegnante può commettere errori.

Un docente di informatica che scrive deliberatamente un programma contenente un errore e chiede agli studenti di trovare il problema sta trasmettendo un messaggio importante: il codice non deve essere perfetto al primo tentativo.

La programmazione, del resto, è un'attività in cui errori, bug e tentativi falliti fanno parte del processo quotidiano.

L'obiettivo non è evitare ogni errore, ma imparare a individuarlo e correggerlo.

Il collegamento con il Growth Mindset

Questo tema è strettamente collegato al Growth Mindset di Carol Dweck.

Se uno studente considera le proprie capacità come qualcosa di fisso, un errore può sembrare una conferma dei propri limiti.

Se invece pensa che le proprie competenze possano svilupparsi, l'errore diventa un passaggio del percorso.

La differenza tra "Non sono capace" e "Non sono ancora capace" può sembrare piccola, ma cambia completamente il modo di affrontare una difficoltà.

Anche la gamification può aiutare

Una buona gamification può contribuire a rendere l'errore meno minaccioso.

Nei videogiochi, fallire una missione raramente significa che il giocatore ha "fallito come persona". Significa semplicemente che deve provare una strategia diversa.

Vite, tentativi, checkpoint e possibilità di ripetere una missione trasformano il fallimento in una parte naturale del gioco.

Lo stesso principio può essere applicato alla didattica. Permettere agli studenti di riprovare un'attività, ricevere feedback e migliorare progressivamente il proprio risultato può cambiare il significato dell'errore.

Una classe in cui si può provare

Creare una cultura dell'errore non significa abbassare gli standard o smettere di valutare.

Significa creare un ambiente nel quale gli studenti si sentano sufficientemente sicuri da tentare una risposta, formulare un'ipotesi, fare una domanda e anche sbagliare.

Perché se uno studente ha paura di sbagliare, probabilmente cercherà soprattutto di non esporsi.

Se invece sa che può sbagliare e riprovare, sarà più disposto a imparare.

E forse questa è una delle caratteristiche più importanti di una buona classe: non una classe in cui nessuno sbaglia, ma una classe in cui gli studenti non hanno paura di provarci.