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Motivazione intrinseca ed estrinseca: perché i premi funzionano… ma fino a un certo punto

Perché uno studente studia? Perché è curioso e vuole imparare, oppure perché vuole ottenere un buon voto, una ricompensa o evitare una punizione?

La risposta non è sempre la stessa. La motivazione umana è molto più complessa della semplice distinzione tra "voglia di fare" e "obbligo". La Self-Determination Theory (SDT), sviluppata dagli psicologi Edward Deci e Richard Ryan, distingue infatti tra diverse forme di motivazione e aiuta a capire perché alcune ricompense possono essere efficaci nel breve periodo, ma non necessariamente nel lungo periodo.

Motivazione intrinseca ed estrinseca

Parliamo di motivazione intrinseca quando facciamo qualcosa perché l'attività stessa ci interessa o ci dà soddisfazione. Uno studente che programma perché gli piace scoprire come funziona un algoritmo, oppure legge un libro semplicemente perché è curioso di sapere come finirà, è intrinsecamente motivato.

La motivazione estrinseca, invece, nasce da una conseguenza separata dall'attività. Studiare per prendere un buon voto, ottenere un premio, ricevere l'approvazione dell'insegnante o evitare una conseguenza negativa sono tutti esempi di motivazione estrinseca.

Questo non significa che la motivazione estrinseca sia necessariamente negativa. È una parte normale della motivazione umana e può assumere forme molto diverse: possiamo fare qualcosa perché siamo costretti, ma anche perché ne riconosciamo personalmente il valore.

Quindi i premi non funzionano?

I premi funzionano. Il problema è pensare che funzionino sempre nello stesso modo.

Un premio può aumentare rapidamente l'impegno: "Se completi questo esercizio, guadagni 100 punti esperienza". È una proposta semplice e immediatamente comprensibile.

Ma se lo studente arriva a percepire che l'attività viene svolta solo per ottenere la ricompensa, può cambiare il significato stesso dell'attività. La domanda non sarà più "Mi interessa imparare questa cosa?", ma "Cosa ottengo se la faccio?".

È proprio questo uno degli aspetti studiati dalla Cognitive Evaluation Theory, una delle componenti della Self-Determination Theory. La ricerca di Deci, Ryan e altri studiosi ha mostrato che alcune ricompense tangibili, soprattutto quando sono percepite come strumenti di controllo, possono diminuire la motivazione intrinseca.

Non tutti i premi sono uguali

La distinzione fondamentale è quindi come viene percepita la ricompensa.

Se un premio comunica principalmente "devi fare questo per ottenere quello", può ridurre il senso di autonomia.

Se invece il sistema fornisce informazioni utili sul progresso e rafforza il senso di competenza, può avere un effetto molto diverso. Il feedback positivo, ad esempio, può sostenere la motivazione quando aiuta la persona a sentirsi competente senza trasformarsi in una forma di controllo.

Anche il contesto è importante: la stessa ricompensa può avere effetti diversi a seconda di come viene proposta e dell'esperienza che lo studente ne ricava.

Dalla motivazione controllata alla motivazione autonoma

La Self-Determination Theory introduce una distinzione particolarmente interessante: non tutta la motivazione estrinseca è uguale.

Uno studente può iniziare a studiare perché "deve" farlo, magari per paura di un brutto voto. Successivamente può arrivare a comprendere l'utilità di ciò che sta imparando e decidere di impegnarsi perché considera personalmente importante quella competenza.

L'attività rimane, in un certo senso, estrinsecamente motivata, ma la motivazione è diventata molto più autonoma. La SDT descrive proprio diversi gradi di interiorizzazione della motivazione estrinseca.

L'obiettivo dell'educatore, quindi, non dovrebbe essere eliminare ogni motivazione estrinseca, ma creare le condizioni affinché gli studenti possano progressivamente interiorizzare il valore di ciò che stanno imparando.

E la gamification?

Questo è un punto fondamentale per progettare una buona gamification.

XP, badge, livelli, monete virtuali e ricompense possono essere strumenti estremamente efficaci, ma non dovrebbero diventare l'unico motivo per cui uno studente partecipa.

Una buona gamification dovrebbe utilizzare queste meccaniche per sostenere tre bisogni psicologici fondamentali individuati dalla Self-Determination Theory: autonomia, competenza e relazioni. Quando questi bisogni vengono soddisfatti, aumenta la probabilità di sviluppare forme di motivazione più autonome e di qualità.

Un livello raggiunto non dovrebbe quindi significare soltanto "hai ricevuto un premio". Dovrebbe comunicare anche: "sei migliorato".

Una missione non dovrebbe essere soltanto un modo per ottenere XP, ma un'opportunità per scegliere, affrontare una sfida e acquisire una nuova competenza.

Il vero obiettivo

La gamification più efficace non è quella che riesce a distribuire più premi.

È quella che riesce a utilizzare i premi, il feedback e le meccaniche di gioco come strumenti per accompagnare lo studente verso una motivazione sempre più autonoma.

All'inizio può essere il desiderio di guadagnare 100 XP a spingere uno studente ad affrontare una missione. Ma l'obiettivo finale dovrebbe essere arrivare al punto in cui quella missione viene affrontata anche perché lo studente vuole scoprire se è capace di completarla.

Il premio può far partire il gioco. La motivazione autonoma è ciò che può farlo continuare.